La risposta alle dichiarazioni di Cabras FN

Caro Direttore

mi ritrovo sgomento davanti al mio computer a scriverle una lettera suscitata dallo sdegno. Lo sdegno dopo aver letto l’articolo apparso sul Suo giornale che riportava le dichiarazioni dell’esponente regionale di una formazione di estrema destra durante una trasmissione radiofonica. Ma che cosa devo scriverle esattamente? Che sì, in Europa il nazismo ha fatto – tra gli altri – 6 milioni di ebrei morti? Che mai la storia fu così fittamente e rigorosamente documentata e che questa documentazione maniacale e dettagliata venne prodotta dagli stessi carnefici? Che mai una vicenda ebbe tanti testimoni, video, foto, prove e contro prove? Mi perdoni, ma forse questo è davvero il tempo delle domande.

E’ davvero democratico dare pari dignità nella discussione pubblica a chi sostiene che la Terra è piatta? E’ giornalismo invitare il negazionista di turno a dire che “in Europa non c’erano nemmeno 6 milioni di ebrei” o che nei campi di concentramento c’erano i cinema e le piscine” solo per poter fare una trasmissione radiofonica che sa far parlare di se sui giornali? Guardi Direttore che noi la lezione di Pasolini la ricordiamo con tanta intensità, come quando diceva: “ma nessuno di noi ha mai parlato con loro o a loro. Li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male. E magari erano degli adolescenti e delle adolescenti diciottenni, che non sapevano nulla di nulla, e si sono gettati a capofitto nell’orrenda avventura per semplice disperazione”. Per questo, proprio per non sentirci dire come ancora diceva Pasolini “non abbiamo fatto nulla perchè i fascisti non ci fossero”, stiamo cercando un incontro con il giovane calciatore che ha fatto il saluto romano sul campo da calcio a Marzabotto. Per cercare proprio di parlare con lui, aggiungere conoscenza e condividere con lui la nostra esperienza. Ma per altri che vivono speculando sulla negazione si può fare poco. Poco, non niente. Ad esempio si può iniziare ad assumersi le proprie responsabilità nell’usare le loro voci, nell’invitarli, nel dare loro pari dignità nel dibattito pubblico, nel dargli spazio, voce e luoghi. E’ senz’altro per noi ancora il tempo delle domande, ma forse, oggi, più di tutto è il tempo dell’assunzione individuale e collettiva della responsabilità di combattere queste posizione di morte. Le posizioni che hanno portato i nostri familiari a morire o a patire l’indicibile, nei campi di sterminio nazisti.

Alessio Ducci

presidente
ANED Firenze

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